Il team di AdWords, come indicato dal blog ufficiale, è lieto di annunciare l’introduzione del CPC ottimizzato: una nuova funzione di offerta automatizzata che consentirà di aumentare il ROI delle campagne basate sul CPC massimo. Ogni volta che l’annuncio è idoneo alla pubblicazione, il CPC ottimizzato rettifica automaticamente l’offerta CPC massimo in base alla probabilità di determinare conversioni attribuite all’annuncio.
Le probabilità di conversione vengono stimate sulla base dei dati storici del monitoraggio delle conversioni della campagna. Conseguentemente, l’inserzionista dovrebbe realizzare più conversioni mantenendo o riducendo il CPA complessivo e verosimilmente dedicando meno tempo alla gestione delle offerte CPC massimo.
Come funziona?
Cerchiamo di capirlo con un esempio. Giuseppe vende kit per la realizzazione di modellini di aeroplani e ha attivato il CPC ottimizzato per una campagna che contiene le seguenti parole chiave: modellino di aeroplano, kit aeromodellismo e costruzione modellini aeroplani, per ciascuna delle quali ha impostato un’offerta CPC massimo di € 0,30. Se un utente utilizza i termini di ricerca “kit aeromodellismo” e il sistema AdWords rileva che in precedenza questi termini hanno determinato un buon tasso di conversione, per questa specifica asta, viene applicata un’offerta aumentata pari a € 0,32. Se la probabilità di conversione è molto alta, il CPC ottimizzato può aumentare le offerte fino al 30% oltre il CPC massimo. Questo significa che a Giuseppe potrà essere addebitato un massimo di € 0,39 per clic.
Per contro, se un utente utilizza i termini di ricerca più generici “modellino di aeroplano” e il sistema AdWords rileva che in precedenza questi termini non hanno determinato tassi di conversione soddisfacenti, per questa specifica asta, viene applicata un’offerta CPC massimo ridotta pari € 0,20. Rettificando le offerte sulla base dei dati storici di conversione, il sistema AdWords contribuisce ad aumentare le vendite e a diminuire il costo di conversione medio di Giuseppe.
Il CPC ottimizzato ha la particolare capacità di prendere in considerazione fattori diversi per stimare la probabilità di conversione. Ad esempio, il CPC ottimizzato ha la possibilità di:
- Rettificare le offerte in base al tasso di conversione generato in precedenza da determinati termini di ricerca o da siti partner della rete di contenuti di Google
- Rilevare quando specifici termini di una parola chiave (ad es. “kit”) generano tassi di conversione soddisfacenti e rettificare l’offerta quando gli utenti eseguono ricerche con varianti di questi termini (ad es. “kit di aeromodellismo per bambini”)
- Individuare attributi, quali le impostazioni di località e lingua, nonché il browser e il sistema operativo utilizzati dall’utente e analizzare come questi attributi possano impattare sulla probabilità di conversione dell’annuncio
Come iniziare?
Per utilizzare il CPC ottimizzato, è necessario innanzitutto abilitare il monitoraggio delle conversioni per le campagne. Il monitoraggio delle conversioni non solo consente di avvalersi di funzioni che migliorano il ROI, come il CPC ottimizzato, ma fornisce anche preziose informazioni sulla frequenza con cui gli annunci generano vendite e sul costo di tali conversioni.
Se state già utilizzando il monitoraggio delle conversioni, iniziare è semplice.
Basta accedere semplicemente alla sezione “Offerte e budget” della scheda delle impostazioni della campagna e selezionare la casella di controllo sotto “CPC ottimizzato”.
Via: AdWords blog
Avete presente una laureata in economia e commercio (ciao Claudia), con laurea triennale e specialistica, che entrando nel mondo del lavoro se ne sta otto ore in ufficio a prendere il telefono o alla meglio a fare qualche relazione o fattura? Le aspettative al momento dell’iscrizione all’università erano differenti, dopotutto un titolo univesitario è sempre un titolo universitario, ma analizzando ora la situazione serviva una laurea per fare la segretaria? Cinque anni investiti per farsi chiamare Dottoressa solo i giorni delle due proclamazioni: che bell’investimento… Questo è un tipico caso di “fallimento” all’italiana (e per l’italiana) dove quanto seminato, a livello economico e professionale, non viene raccolto nel giusto modo. Questo articolo però tratta un altro tipo di fallimento: il “fallimento” alla colombiana; riferito al dominio .co ossia il dominio di primo livello di tipo geografico della Colombia. Da qualche settimana è possibile registrare il proprio dominio .co, che però molti provider presentato come se fosse un top level domain (TDL) e secondariamente come dominio di primo livello nazionale. Infatti oltre a riferirsi alla Colombia, il .co, è stato battezzato il dominio della COmunicazione, delle COmpagnie, dei COnsumatori e delle COmmunity web. Da qui è partita a livello mondiale la caccia al dominio che è diventato l’oggetto del desiderio delle agenzie di COmunicazione, delle COmpagnie internazionali, delle COmmunity e di tutte le aziende che hanno la buona abitudine di bloccare il proprio nome a dominio per tutte le estensioni disponibili.
Il dominio .co è destinato così a diventare una delle estensioni più utilizzate al mondo perché breve e facile da ricordare visto che rimanda al più conosciuto .com.
Molti potrebbero vedere questa situazione come una grande opportunità e non come un “fallimento”; ma lo è anche per la Colombia? Facendo qualche ragionamento la risposta è no! Infatti un’azienda colombiana che registra il suo nome a dominio con estensione .co si ritrova con le caratteristiche di un dominio TDL e non geografico. E’ come se il nostro .it, oltre all’Italia, identificasse anche i domini riguardanti gli ITinerari turistici; con il problema che gli utenti, davanti al nostro dominio aziendale, si troverebbero spiazzati! “Fanno siti web o propongono ITinerari turistici?” potrebbero chiedersi. Un altro problema non indifferente riguarda la possibilità di trovare dei nomi a dominio liberi. Per accaparrarsi i nomi più allettanti, originali e mnemonici, un conto è “combattere” contro una concorrenza nazionale ed un conto è “combattere” contro il mondo intero!
Per concludere: se unissimo il “fallimento” all’italiana con il “fallimento” alla colombiana, facendo registrare alla laureata segretaria (ariciao Claudia) un dominio .co, saremmo difronte al “fallimento” totale? Questo non lo so ma bastava aggiungere una l al .co per separare le due tipologie di dominio: .col per il dominio di primo livello colombiano e .co per i domini riguardanti la COmunicazione, le COmmunity, ecc…
C’era - e tutt’oggi c’è - chi usciva di casa dicendo alla propria compagna di andare a prendere le sigarette ed invece andava a prostitute o a trans sulla macchina di famiglia che, il giorno, dopo avrebbe portato la moglie al lavoro ed i figli a scuola. C’era - e tutt’oggi c’è - chi andava in vacanza nella più comune, sporca e popolata spiaggia a pochi chilometri da casa e poi al ritorno raccontava di essere stato nella più bella, rara ed esotica isola del Pacifico. C’era - e tutt’oggi c’è - chi aspettava la chiamata del marito proveniente dal numero dell’ufficio per dare il via libera all’amante, solitamente travestito da idraulico per non insospettire la portiera, in modo da consumare il tradimento in maniera “sana” e “sicura”. Non dico che per questi soggetti la pacchia sia finita ma con la geolocalizzazione ed i social network - che non c’erano ma oggi ci sono - occorre fare più attenzione in modo da evitare divorzi, brutte figure o le più classiche corna… Infatti se uniamo le potenzialità della geolocalizzazione alla popolarità dei social network otteniamo strumenti estremamente potenti come Foursquare, la localizzazione di Twitter e Facebook Places che permettono di far sapere a tutti i nostri contatti dove siamo e, taggando nel modo opportuno le persone presenti con noi, con chi siamo. Per utilizzare questi strumenti è necessario avere uno smartphone od un telefono di ultima generazione con accesso ad internet, è infatti inutile farsi localizzare dalla LAN aziendale! Tutti sapranno dove siamo, in che via, in che luogo e con chi. Tutto in tempo reale e con il minimo sforzo da parte di chi utilizza il servizio. Come sempre accade con questi strumenti tecnologici non tutto è rose e fiori. E’ innegabile che questi strumenti siano molto potenti e possono essere utilizzati in maniera molto proficua soprattutto dalle aziende (se vi interessa posso approfondire questo argomento in un prossimo post; richiedetemelo con un commento), ma il problema della privacy è sempre dietro l’angolo. Ci si chiede quanto sia sicuro ed utile far conoscere la propria posizione alle persone infatti ladri, amanti e rompiballe non vedono l’ora di sapere dove siamo per agire. Quanto conviene farsi geolocalizzare?
YouTube ha comunicato un’importante novità per i suoi utenti: il limite di durata dei video caricabili passa da 10 a 15 minuti. L’incremento di 5 minuti potrebbe sembrare una sciocchezza e potrebbe anche far sorridere, ma tale innalzamento va considerato in relazione alla mole di video aggiunti quotidianamente a YouTube e anche al crescente numero di contenuti resi disponibili in HD; in uno scenario simile non è difficile immaginare quanto possano impattare 5 minuti in più di video sulle risorse utilizzate da YouTube.
Il passaggio da 10 a 15 minuti offre anche la possibilità di utilizzare YouTube per fini sempre meno amatoriali, per la distribuzione di cortometraggi e di contenuti realizzati anche per finalità professionali.
Inoltre, YouTube otterrà una maggior permanenza degli utenti sulle proprie pagine e potrebbero innescarsi nuove possibilità anche sul fronte pubblicitario…
E’ un po’ come quando parli con una ragazza e furtivo le sbirci nella scollatura. Come ti sentiresti se alla fine della conversazione lei ti dicesse quante volte hai guardato le sue tette fornendoti esattamente il numero di occhiate lanciate alla tetta destra ed alla tetta sinistra?
Allo stesso modo Google, che però non ha le tette, ha ottenuto il brevetto per un sistema che gli permetterà di assegnare un valore agli spostamenti del puntatore del mouse sulla SERP prima che avvenga il click.
Questo sistema dovrebbe servire a BigG per capire come gli utenti si muovono all’interno della SERP e quale percorso mentale, e di puntatore, fanno prima di cliccare.
Per chi investe in link sponsorizzati potrebbe essere un sistema utile per capire quanti potenzili click si sono persi o quanti altri link si sono valutati prima del click sul nostro annuncio.
Fine dell’articolo e la ragazza dice che le ho tirato 10 sbirciate: 6 alla tetta destra e 4 alla sinistra…
No, non è un post di misure nel quale commercializzo con annunci AdWords l’allunga-pene-a-pompa-svedese per far contenta la tua donna. Per questo tipo di cose ti rimando ad una delle 1000 e-mail di SPAM che ogni giorno ci arrivano nella casella di posta elettronica.
Qui si parla della lunghezza dei titoli degli annunci AdWords. Come tutti sappiamo la lunghezza massima consentita è di 25 caratteri. E allora perchè ci sono annunci che ne possono avere 30 o più? Nell’immagine a lato, il titolo dell’annuncio presenta 29 caratteri; ben 4 in più del consentito.
Se vogliamo restare nel Google Italiano basta cercare con la keyword “stampa biglietti da visita” per trovarsi annunci superiori ai 25 caratteri.
E allora? Perchè io devo sbizzarrirmi in titoli da premio Nobel della letteratura sfornando frasi di max 25 caratteri quando gli altri possono sforare? Forse loro hanno veramente utilizzato l’allunga-pene-a-pompa-svedese?
La risposta è no. Molto semplicemente i “super dotati” di AdWords hanno utilizzato annunci con l’inserimento automatico di parola chiave nel titolo. Quando un annuncio con inserimento parola chiave viene visualizzato in una pagina dei risultati di ricerca, il sistema AdWords inserisce la parola chiave che l’ha attivato nel testo dell’annuncio.
Se per la lunghezza della parola chiave il testo dell’annuncio supera il limite di caratteri, viene utilizzato il testo predefinito dell’annuncio.
In rari casi, il sistema potrebbe inserire una parola chiave che causa un’eccedenza di alcuni caratteri.
Non c’è un criterio che garantisca il superamento dei limiti di carattere, pertanto è meglio non predisporre il testo dell’annuncio con questo obiettivo, in quanto verrebbe inficiata l’efficacia dell’inserimento parola chiave, dal momento che il sistema AdWords utilizzerebbe quasi sempre il testo predefinito invece di una parola chiave troppo lunga.
Finalmente basta! Basta con gli inviti fasulli ad iscriversi al gruppo “contro Facebook a pagamento” o alla pagina “iscriviti entro agosto altrimenti il tuo account Facebook diventerà a pagamento”.
Basta con il ritrovarsi sulla propria bacheca messaggi farlocchi che invitano a proteste o a scioperi del web contro coloro che vogliono lucrare sugli account Facebook facendoli diventare account ad abbonamento.
Forse anche Mark Zuckerberg si è stufato di tutto questo e da oggi in home page a caratteri cubitali,in un bell’h1 come si può vedere dall’immagine a lato, compare la dicitura: “E’ gratis (e lo sarà sempre)”.
Speriamo che gli allocchi ora siano sistemati per la pace di tutte le bacheche…
Secondo uno studio recentemente pubblicato, i media sociali su Internet hanno una crescente influenza sul comportamento dei consumatori. Siti di comparazione di prezzi, forum di discussione, social network come Facebook: il social shopping è diventato una modalità di acquisto consolidata tra gli utenti di internet, che si affidano sempre di più ai consigli dalla comunità nel basare la propria scelta di acquisto.
Data questa tendenza, i rivenditori online si stanno pian piano adeguando, aggiungendo l’aspetto social nella loro strategia di marketing. Un vantaggio anche per le imprese locali che beneficiano di nuove aree di vendita dedicate al social shopping, un esempio il sito City Deal, recentemente acquisiti da Groupon, ideatori di questo business model, leader negli Stati Uniti.
Una nuova spinta verso il social commerce è stata data dall’ultima piattaforma presentata ad aprile da Facebook. In pratica ogni sito può incorporare dei social plugins (Like Button, Recommendations) che permettono agli utenti di interagire su Facebook senza dover effettuare il login. Un esempio? Il bottone Like visibile già su molti siti di e-commerce.
Il social shopping è la fusione fra social media ed e-commerce, un’evoluzione dell’e-commerce. Praticamente prende gli aspetti chiave dei social network – contatti, gruppi, voto, commenti, discussioni – e li fa convergere in una delle attività preferite al mondo, lo shopping.
Molti siti permettono agli utenti di creare liste della spesa personalizzate e di condividerle con i loro amici. Altri puntano sulla interazione fra gli utenti, sullo scambio di informazioni e di raccomandazioni, difficili di solito da ottenere direttamente dal personale addetto alle vendite. Un contesto sociale online dove si massimizza la capacità del consumatore di influenzare negli acquisti i futuri acquirenti.
Il social shopping batte lo shopping online vecchio stile perché porta ogni tipo di prodotto in un posto solo. Non si spreca più tempo in giro saltando da un sito all’altro alla ricerca di oggetti difficili da trovare.
Il social commerce ha alcuni vantaggi anche quando andate a fare la spesa in un negozio reale: potete facilmente confrontare i prezzi, e scoprire le opinioni di altri acquirenti sul prodotto che vi interessa.
Infine, sopra ogni cosa, è un passatempo divertente.
Il primo brand italiano ad essersi attivato con uno shop su Facebook è Volagratis, mentre la prima vera piattaforma di social shopping, da poco arrivata dagli USA in Italia, si chiama Wishpot, il pozzo dei desideri.
Collegato a Facebook consente di catalogare le immagini dei prodotti che desiderate acquistare o farvi regalare organizzandoli in liste. Una volta creato l’account e le liste potete condividerle attraverso Facebook, Twitter o tantissimi altri social media con i vostri contatti. Potete avere liste dei desideri accessibili a chiunque e liste segrete all’interno delle quali potrà sbirciare solo chi autorizzato. Potete consigliare cosa acquistare o lasciarvi ispirare dai guru dei vari settori e dagli oggetti che gli expert di wishpot selezionano. Infine potete acquistare direttamente via web tutti i prodotti che sono venduti con e-commerce, in Italia e nel mondo.
Via: wired.it
E se Google stesse diventando verticale? Se il motore di ricerca orizzontale e generalista per antonomasia, quello a cui da dieci anni bastano una pagina bianca e una finestrella per aprirci la porta di tutto il Web, stesse trasformandosi in un insieme di servizi tematici più sofisticati, specializzati, appunto verticali? È la domanda che si sono posti in molti all’indomani dell’annuncio di Mountain View dell’acquisto di ITA Software, compagnia leader nella gestione di dati, tariffe e informazioni sui voli aerei.
Confermata dal vicepresidente Marissa Mayer attraverso un post sul blog ufficiale dell’azienda, la notizia ha provocato un immediato tam tam mediatico. Soprattutto dall’altra parte dell’Atlantico, dove ITA Software è la piattaforma di riferimento per quasi tutte le principali agenzie di viaggi online, nonché per il rivale numero uno di Google nella ricerca: Microsoft Bing.
Commenti e speculazioni si sono concentrate innanzitutto sugli effetti immediati di una simile operazione. A cominciare dal mondo delle agenzie on-line, come Expedia, Kayatz, Orbitz, che saranno probabilmente costrette a rivedere i loro rapporti con ITA, magari a realizzare delle partnership tra di loro e quasi sicuramente a bussare alla porta della Federal Trade Commission per chiedere un controllo antitrust sull’ultimo shopping di Google.
Altri riflettori sono stati puntati su Bing, per almeno due ragioni. Primo, perché il motore di ricerca di Microsoft adesso si trova di fatto nella scomoda posizione di essere un cliente del suo più acerrimo rivale. Mountain View ha fatto sapere che ITA rispetterà tutti gli accordi commerciali in atto, ma quanta voglia avrà Bing di continuare a usare (e a pagare) per il suo servizio viaggi proprio una società di Google? Quanto sarà contenta che le sue informazioni passino prima dai server del concorrente?
Inoltre, proprio Bing viene indicato come il principale responsabile del cambiamento nella strategia complessiva di Google. Sarebbero state proprio le scelte verticali del motore di Microsoft, come l’apertura di servizi dedicati all’entertainment e ai viaggi – spiegano gli analisti – ad aver spinto Mountain View a muoversi nella stessa direzione. Non più un motore di ricerca unico, che risponde a tutti i bisogni, ma un insieme di servizi tematici, che nei prossimi mesi – secondo quanto scrive il Guardian – potrebbe anche essere arricchito con ulteriori acquisizioni, magari nel campo immobiliare o della compravendita di auto.
Forse però non basta la sfida di Bing a spiegare la rivoluzione verticale di Google. Forse, per comprenderla appieno, bisogna guardare verso altri orizzonti. Perché se è vero che la crescita di Mountain View nel settore della ricerca sta rallentando, come ha segnalato un rapporto di Douglas Anmuth di Barclay Capital, e che dunque c’è bisogno di qualche novità per non perdere l’inerzia positiva degli ultimi anni, è anche vero che la più concreta minaccia per il dominio sul Web di Mountain View non arriva certo da casa Microsoft, bensì da Facebook e dai social network.
“La ricerca non è più al primo posto nelle nostre attività online”, scrive Tim Hughes, blogger di The BOOT – The Business Of Online Travel. “Quello è stato occupato dai social network”. Giorno dopo giorno, Facebook è diventata la nostra porta d’accesso alle news, alle foto, ai video su YouTube, ai giochi (Farmville). Attraverso le applicazioni giuste, anche la ricerca di biglietti aerei potrebbe presto passare da lì.
A un livello più alto, dunque, Google ha bisogno di frenare l’osmosi di traffico (e abitudini digitali) verso i social network. E per farlo, deve assolutamente giocare la carta verticale, andando verso “esperienze di ricerche personalizzate in diversi settori” come scrive Erik Schonfeld di Seeking Alpha. Non più risposte semplici, uniformi, uguali per (quasi) tutti, come quelle fornite dalla mitica pagina bianca con finestrella: al loro posto, risposte sofisticate, complesse, riferite allo specifico utente e gestite da algoritmi specializzati, come quello sviluppato per i biglietti aerei dagli ingegneri di ITA Software. La domanda di partenza, allora, prende una sfumatura diversa: e se Google stesse cercando di diventare un motore di ricerca verticale e personalizzato, per contrastare il crescente fascino dell’esperienza online dei social network?
Via: wired.it
Per le giovani donne americane Facebook è diventato come una droga. Quattro ragazze su dieci fra i 18 ei 34 anni si definiscono “dipendenti”.
Il 34% ammette di controllare il proprio profilo appena sveglia, prima ancora della colazione, mentre oltre la metà parla con le persone più via internet che non faccia a faccia.
E’ il risultato di un sondaggio condotto da Light Speed Research, che mostra come la rete sociale sia diventata parte integrante della vita.
Via: ANSA
In Sudafrica Capello aveva imposto regole molto severe ai suoi ragazzi. Niente cellulari a tavola, videogame ridotti al minimo, Internet sì ma con numerosi siti bloccati dalla censura capelliana. Tra questi Facebook il più cliccato social network del mondo, con oltre 400 milioni di iscritti.
Ma presto, ironia della sorte, proprio Facebook potrebbe diventare lo sponsor principale della nazionale inglese. Il colosso statunitense è infatti in corsa con altri tre marchi (le compagnie di telecomunicazioni O2, Orange e la banca Santander) per finalizzare un contratto in eslcusiva di sponsorizzazione con la Federazione.
C’è grande attesa per l’annuncio della Fa che spera di raddoppiare quanto incassato dall’ultimo sponsor, l’istituto di credito immobiliare Nationwide, ovvero 20 milioni di sterline nell’ultimo quadriennio. Nonostante il pessimo mondiale, Facebook dunque scommette sui Tre Leoni, ma chissà se negli Stati Uniti sono a conoscenza dei divieti di Capello…
“Notizia flash: Justin Bieber è morto stamattina in un incidente d’auto”. E’ il messaggio allarmante, e falso, che si è aperto per varie ore su alcune pagine di YouTube.
Ma per Google, proprietaria del sito, quel messaggio significava qualcosa di ancora peggiore: voleva dire che bastava un semplice codice inserito nei commenti per far comparire testi, foto, animazioni, video pornografici e – forse – rubare dati personali relativi agli account (come si vede nell’immagine a lato).
La situazione è tornata alla normalità dopo a metà del pomeriggio, pur senza nessuna comunicazione ufficiale da parte di Mountain View: navigando sul sito si nota come i tecnici siano già intervenuti per risolvere il problema. Sui video inizialmente attaccati il codice è stato neutralizzato, cancellando una parte del codice maligno.
La notizia della morte di Justin Bieber appariva aprendo un video di Lady Gaga – uno dei più visti in assoluto con 238 milioni di visualizzazioni – ma sotto attacco erano tutti i video più popolari, su cui si potevano trovare messaggi simili o attacchi molto più invadenti.
Con un attacco di questo tipo – in gergo tecnico definito Xss (cross-site scripting) – un utente avrebbe potuto ritrovarsi su siti fraudolenti senza quasi accorgersene o farsi rubare i dati di accesso. E la rete è subito entrata in fibrillazione: nei forum numerose le discussioni sul modo migliore di comportarsi.
Anche sul forum ufficiale di Google è stata aperta una discussione. “E’ un casino completo”, scrive un utente; “E’ la fine di YouTube” scrive un altro, forse esagerando un po’. “Non andate sul sito – consigliava qualcuno – quest’attacco può essere usato per rubare i vostri dati”. E qualcuno ha raccontato che da una pagina si finiva addirittura dentro un sito che mostrava scene di violenza sessuale.
Via: Repubblica.it
Facebook sembra proprio orientato ad offrire agli utenti alcune funzionalità di ricerca più evolute rispetto a quelle attualmente presenti sul sito. La ricerca su Facebook, grazie al protocollo Open Graph, permetterà presto di espandere i risultati di ricerca comprendendo anche quelle pagine web che utilizzano gli strumenti messi a disposizione da Facebook come i plugin sociali.
Le pagine che sfrutteranno il protocollo Open Graph saranno quindi visibili all’interno della ricerca su Facebook e saranno probabilmente posizionate in base al gradimento degli utenti.
Per il posizionamento su Facebook si andrà quindi verso una logica più orientata al like piuttosto che al link, sarà anche da verificare se tale criterio permetterà comunque di ottenere dei risultati apprezzabili in termini di rilevanza dei risultati. Parte l’era della SERP seciale.
Via: Motoricerca.net
Durante il Google I/O, è stato annunciato che nelle prossime settimane Google inizierà ad estendere la pubblicità click-to-call alle applicazioni e ai contenuti per dispositivi mobili nella rete di contenuti.
Ora sarà possibile raggiungere i propri potenziali clienti con annunci pertinenti che consentono loro di fare clic per chiamare ed entrare in contatto con la propria attività in qualsiasi momento: mentre leggono le ultime notizie, controllano risultati di eventi sportivi o quando utilizzano un gioco scaricato sul telefono.
Come forse già noto a chi utilizza gli annunci click-to-call nella rete di ricerca, la possibilità di chiamare può aiutare a generare un maggior numero di lead qualificati e di conversioni, in quanto chi chiama è spesso già pronto a effettuare un acquisto. Con l’aggiunta di un numero di telefono agli annunci, l’attività acquisisce una maggiore credibilità e, di conseguenza, può registrare un aumento delle percentuali di clic, delle chiamate e delle visite al sito web.
Inoltre, l’attivazione di annunci click-to-call per applicazioni e contenuti per cellulari è semplice anche per chi non ha dimestichezza con la pubblicità per i dispositivi mobili o non conosce gli annunci click-to-call e la rete di contenuti di Google.
I rapporti dettagliati vi consentono di scoprire il numero di chiamate ricevute in base alla campagna, al gruppo di annunci e alle parole chiave permettendovi così di monitorare e migliorare con facilità le campagne.
Il prezzo per chiamate o clic è lo stesso, pertanto è una buona idea cercare di creare nuove campagne per cellulari da pubblicare sulla rete di contenuti e capire quale sia la soluzione ideale.
Durante il Google I/O, è stata mostrata un’anteprima delle nuove unità pubblicitarie espandibili che consentono di pubblicare video o immagini nei contenuti e nelle applicazioni per dispositivi mobili dotati di browser Internet completi.
Queste nuove unità pubblicitarie offrono maggiori opportunità e consentono a potenziali clienti di interagire con l’annuncio senza essere reindirizzati dall’applicazione o dal contenuto visualizzato. Quando gli utenti fanno clic su un video per riprodurlo, l’unità pubblicitaria viene riprodotta nel video player del dispositivo o nell’applicazione YouTube. Alla chiusura del video, tornano alla pagina dell’applicazione o del sito per cellulari.
Presto, questi nuovi formati inizieranno a essere pubblicati in versione beta per gli utenti U.S.A..
Via: AdWords blog
Nel corso dell’ultimo anno il team di BigG si è concentrata sulla pubblicità display ottenendo un numero sempre maggiore di inserzionisti che hanno pubblicato campagne display con Google. Sono state rese disponibili nuove funzioni e opzioni di targeting oltre a strumenti di misurazione più precisi.
Per fornire ulteriori spazi per la pubblicazione di annunci display sono stati aggiunti altri siti di publisher (tramite Google AdSense e DoubleClick Ad Exchange) alla rete pubblicitaria già costituita da più di un milione di siti. Per rendere più chiara l’offerta di annunci display a inserzionisti e agenzie, è stato creato un nuovo nome per indicare queste proprietà: Rete Display di Google.
La Rete Display di Google è composta da tutti i siti (ad eccezione dei siti della rete di ricerca) in cui gli inserzionisti possono acquistare annunci tramite Google, inclusi YouTube e le proprietà di Google, ad esempio Google Finanza, Gmail, Google Maps e Blogger, oltre a più di un milione di siti web, video, giochi e partner per la pubblicità display (tra cui tutti i siti partner di Google AdSense e DoubleClick Ad Exchange che ammettono annunci di testo e/o annunci display). La Rete Display di Google offre tutti i formati di annunci (annunci di testo, illustrati, multimediali e video) consentendo agli inserzionisti di esprimere tutta la loro creatività per catturare l’attenzione dei consumatori sul Web.
Gli inserzionisti possono acquistare annunci sulla Rete Display di Google tramite il sistema basato sulle aste di AdWords che consente di fare offerte per i posizionamenti desiderati e mediante la prenotazione di spazi su YouTube e Google Finanza con l’aiuto del team dell’account Google.
Si tratta di un sistema coerente con il metodo di acquisto tradizionalmente utilizzato dagli inserzionisti su queste proprietà.
Nelle prossime settimane, l’interfaccia di AdWords verrà aggiornata per tenere conto di questo nuovo termine: la dicitura “Rete Display di Google”, infatti, sostituirà “Rete di contenuti di Google”. È inoltre disponibile un nuovo sito web in cui vengono illustrati il sito e i vantaggi derivanti dall’uso della Rete Display di Google.
Caffeine è ufficialmente alla base della struttura su cui è composto l’indice di Google. L’esperimento è in auge da mesi, è stato progressivamente introdotto nei datacenter del gruppo per testare poco alla volta le qualità del progetto ed infine i risultati hanno premiato l’idea trasformandola in realtà.
L’annuncio è giunto tramite il blog di Google per voce dell’ingegnere Carrie Grimes e contiene alcune indicazioni di massima su ciò che Caffeine andrà a significare per Google, per gli utenti e per il Web intero.
Non si tratta ovviamente di un cambiamento di poco conto: ogni minima variazione sull’infrastruttura di base di Google è in grado di pesare radicalmente sulla Rete perchè Google è oggi la porta di accesso al Web per gran parte degli utenti in tutto il mondo.
Caffeine si pone l’obiettivo di svecchiare il modo in cui Google ordina e giudica gli elementi trovati sul Web, adattando così il motore di ricerca alle nuove esigenze ed alla nuova varietà di contenuti che gli spider sono in grado di identificare.
«Caffeine propone contenuti più freschi del 50% rispetto all’indice precedente». Google, insomma, arriva sul contenuto e dispone dello stesso in tempi molto più rapidi, riuscendo così a scattare fotografie del web in modo molto più efficace rispetto alla modalità precedente ed avvicinando così sempre di più il motore al limite teorico del “live search”.
«Il nostro vecchio indice aveva vari strati, alcuni dei quali erano aggiornati con maggior frequenza rispetto ad altri; il layer maggiore era aggiornato ogni due settimane. Per aggiornare uno strato del vecchio indice, dovevamo analizzare l’intero Web, il che significa un significativo ritardo tra il ritrovamento di una pagina ed il momento in cui era messa a disposizione dell’utente. Con Caffeine analizziamo il Web in piccole porzioni e aggiorniamo il nostro indice su base continua, globalmente. Appena troviamo una nuova pagina o nuove informazioni su una pagina esistente, possiamo aggiungere la cosa all’indice».
Il concetto generale è chiaro, ma per i SEO sarà necessario ora andare a fondo. Questo perchè Caffeine, come ammette Google, non è soltanto un adattamento al presente, ma è una sorta di tabula rasa da cui il gruppo intende partire per gettare le basi per l’indice del futuro. Per i mesi a venire Google promette ulteriori novità, cercando così di mettere a frutto tutte le potenzialità che il nuovo sistema di indicizzazione è in grado di offrire.
Il nuovo mantra generale è quello della velocità: Google arriva prima sui contenuti e chiede ai webmaster di disporne sul web nel modo più efficiente possibile.
Alcuni consigli sono già stati diramati nei mesi passati, cancellando più volte ogni rischio di shock da crollo del pagerank e suggerendo piuttosto di ottimizzare le proprie pagine affinché Google e la sua nuova “caffeina” possano facilmente passare, indicizzare ed assorbire informazioni.
Ora vedremo chi sa fare veramente SEO o chi si è improvvisato fino ad ora…
Così vestite avrebbero fatto pubblicità a una marca di birra olandese, così la federazione le ha fatte accomodare fuori dallo stadio. Un gruppo di trentasei tifose olandesi stava indossando delle minigonne marchiate “Bavaria”, e per questo sono state espulse dal Soccer City di Johannesburg durante il match tra Olanda e Danimarca.
L’azienda in questione è una diretta concorrente della Budweiser, l’unico produttore di birra ad avere l’autorizzazione a farsi pubblicità durante i Mondiali. Le continue inquadrature da parte della regia internazionale ha fatto venire il sospetto che si potesse trattare di “pubblicità occulta”, così durante il secondo tempo una quarantina di steward ha circondato le ragazze e le ha portate in un ufficio della Fifa, dove la polizia le ha interrogate per sapere se lavorassero per la Bavaria.
Dopo tre ore sono state rilasciate. Ma la Federazione ha smentito: non ci sarebbero stati né arresti né interrogatori, soltanto un richiamo alle ragazze in gonnella.
Ti sei mai chiesto quanto vale essere al primo posto sulle SERP di Google rispetto ad essere il secondo o terzo risultato?
Secondo un’analisi condotta dal network pubblicitario Chitika, la prima posizione vale almeno il doppio del traffico rispetto alla seconda.
Per arrivare a tali conclusioni, Chitika ha analizzato il traffico proveniente da Google sul proprio network e lo ha classificato in base alla posizione sulle SERP dei vari risultati. All’interno del campione considerato, la prima posizione ha portato il 34.35% di tutto il traffico, quasi tanto quello generato dalle posizioni dalla 2 alla 5 considerate nel loro insieme.
E’ interessante anche notare quanto conti il passaggio dalla seconda alla prima pagina di Google. Chitika ha infatti stimato che passare dall’undicesimo risultato (il primo posto della seconda pagina) al decimo (l’ultimo della prima pagina) porta ad un incremento del 143% in termini di traffico. In termini percentuali questo significa molto, anche se la base di partenza è piuttosto bassa, considerando che essere in seconda pagina non genera poi molto traffico.
Search Funnel
Da Google AdWords arriva un nuovo strumento di conversion tracking: Search Funnel. Questo tool fornisce dei report dettagliati sul comportamento degli utenti che visualizzano o cliccano i nostri annunci.
Attualmente le conversioni vengono attribuite solo all’ultimo ad cliccato, ma anche gli annunci precedentemente visualizzati o cliccati possono in qualche modo portare l’utente alla conversione. Search Funnel, mostrando un conversion path, evidenzia come le differenti parole chiave e campagne possono concorrere alla determinazione della conversione stessa.
Campagne di remarketing
Adwords mette a disposizione dei suoi inserzionisti l’opzione “Remarketing” con cui è possibile scegliere come target gli utenti che hanno cliccato sui nostri annunci ma che non hanno portato a termine la transazione.
Questa funzione può essere utilizzata dall’inserzionista che decide di scontare i propri prodotti o di fare particolari offerte.
Con remarketing infatti verranno raggiunti solo gli utenti che hanno cliccato sull’ad ma che non hanno completato il processo di conversione, perchè magari il prezzo era troppo elevato o perchè l’offerta non era ritenuta soddisfacente.
Nuovo tool per i brand advertisers
Google rilascia una nuova funzione di targeting per i brand advertisers che fanno uso di AdWords. Sarà ora possibile scegliere di mostrare gli annunci solo sui 1000 siti più visitati del web secondo le nuove stime offerte da Ad Planner.
Ovviamente l’attivazione del filtro “Ad Planner 1000? non compora la visualizzazione degli ads su tutti i siti della top 1000, ma solo su quelli rilevanti rispetto all’inserzione.
AdWords: broad match modifier
Nel Regno Unito e in Canada è stata introdotta una nuova funzione di keyword targeting: il “broad match modifier”. Per utilizzare il modifier sarà sufficiente anteporre il simbolo più (+) ad uno o più termini dell’espressione per cui si è impostata la corrispondenza generica.
L’effetto sul targeting è il seguente: se un termine è preceduto dal +, gli annunci verranno mostrati solo agli utenti che ricercano esattamente quel termine, oppure una sua variante molto simile.
Per varianti molto simili si intendono: errori di battitura, forme al singolare o al plurale, abbreviazioni, acronimi e termini con la stessa radice linguistica. Non saranno considerate varianti simili i sinonimi e le ricerche correlate.
AdWords for mobile
Google rende disponibile la versione mobile di AdWords con cui è possibile monitorare le campagne anche da cellulare. Dopo aver settato dal proprio pc i custom alerts e i filtri, sarà possible accedere a tali informazioni anche utilizzando gli smartphone Android, iPhone e Palm Pre.
E’ forse il videogioco più amato di tutti i tempi. Stiamo parlando di Pac-Man. Per i suoi 30 anni Google ha deciso di dedicargli il logo della sua home page. Fin qui nulla di strano; infatti Google non è nuova ad azioni del genere ed è all’ordine del giorno trovare un logo-evento sulla pagina del motore di ricerca più famoso ed utilizzato al mondo. La novità sta nel fatto che il logo questa volta è un videogioco! Un vero videogioco utilizzabile con i tastierino del proprio pc.
Per chi non lo sapesse Pac-Man è un videogioco ideato da Tohru Iwatani, programmatore della Namco, e pubblicato per la prima volta dalla Midway Games nel 1980 nel formato arcade da sala. Pac-Man acquisì subito grande popolarità e negli anni successivi, sotto l’etichetta “Namco”, sono state via via pubblicate varie versioni per la quasi totalità delle console e dei computer, conservando fino a oggi la sua fama di classico dei videogiochi. Per molti anni, Pac-Man è stato la mascotte della Namco. In Brasile, il gioco viene chiamato dai ragazzi Come-Come. Questo nome significa “mangia-mangia”. In Spagna, invece, il gioco viene chiamato Comecocos (Mangia fantasmi) mentre in Giappone è chiamato Puckman.
Chissà in quanti lavoreranno oggi in ufficio…
Dal 18 maggio cambiano dopo 10 anni tutti i loghi dei canali Rai. Una data strategica che coincide con l’avvio del processo di switch over in Lombardia, Piemonte orientale, Parma e Piacenza. Operazione doppia: nuovo brand, nuovi nomi (quello di RaiNews24 che perde il “24? non è piaciuta al Cdr del canale all news) ed una diversa organizzazione dei contenuti soprattutto per i tanti canali RaiSat da qualche mese sul digitale terrestre dopo essere nati e cresciuti sul satellite all’interno del bouquet di Sky.
Sono 13 i canali della tv di stato: Rai 1, Rai 2, Rai 3, Rai 4, Rai News, Rai Storia, Rai Sport 1, Rai Movie (ex Raisat Cinema), Rai Yoyo (già Raisat Yoyo), Rai Gulp (per i ragazzi), Rai Sport 2, Rai Hd (prime trasmissioni per i Mondiali di Calcio) e Rai 5 (il canale dedicato alle culture che sarà realizzato a Milano e darà spazio all’Expo 2015 senza diventare “la rete del nord”, come ha specificato il Presidente Garimberti oggi).
La prima impressione è che i nuovi loghi puntino sull’omogeneità, niente più personalizzazioni e colori a distinguere i brand fra loro. Si tratterà di un rettangolo diviso in due quadrati, nel primo la scritta Rai, che si alternerà per alcuni momenti con la storica “farfalla“, nel secondo il nome del canale.
Vi piacciono?
Via: tvblog.it
La tensione avrebbe raggiunto alti livelli di criticità. Preparando un’intensa atmosfera di scontro tra Facebook e Zynga, il gigante statunitense dei giochi social. Un rapporto ridotto ai minimi termini, almeno secondo un articolo pubblicato da TechCrunch.
Il social network in blu avrebbe infatti costretto Zynga ad uno sgradito ultimatum: accettare le sue condizioni o assistere alla chiusura definitiva di alcuni giochi made in San Francisco.
E si è addirittura parlato di un vero e proprio racket, messo in piedi dal sito di Mark Zuckerberg per ottenere il controllo assoluto dell’universo economico creato da titoli più che popolari come Mafia Wars e Farmville. Stando a fonti rimaste anonime, Facebook vorrebbe che tutti i pagamenti effettuati sulle piattaforme di Zynga avvengano tramite i suoi Credit, dai quali il sito in blu prenderebbe una fee di circa il 30 per cento.
Ma c’è dell’altro, sempre secondo fonti interne al colosso dei social game. Facebook vorrebbe anche assicurarsi che Zynga rimanga solo ed esclusivamente sulla sua piattaforma, soprattutto dopo il lancio del sito ufficiale di Farmville. Un messaggio di posta elettronica pubblicato da TechCrunch ha effettivamente parlato di tensioni e minacce nelle negoziazioni in vista di un social gaming network chiamato Zynga Live. L’azienda californiana avrebbe così illustrato le sue prossime intenzioni: abbandonare la nave Facebook in un tempo che potrebbe essere molto breve – giorni? – o al massimo entro sei mesi. Contattato dallo stesso TechCrunch, il social network in blu si è praticamente rifiutato di discutere pubblicamente la cosa.
Alti livelli di tensione, dunque, che ormai per la software house specializzata nel social gaming casuale si sono trasformati in normale amministrazione. Zynga si era già persino imbattuta nelle agguerrite dichiarazioni del movimento animalista People for the Ethical Treatment of Animals (PETA), scagliatosi contro l’utilizzo dei cani pitbull come possibili armi da combattimento nel bestseller social Mafia Wars. Pitbull virtuali, ovviamente, che hanno comunque fatto indignare Tracy Reiman, vicepresidente di PETA.
In una lettera al CEO di Zynga, Mark Pincus, Reiman aveva sottolineato come l’uso di pitbull digitali in Mafia Wars potesse ulteriormente indurre addestratori senza scrupoli a trattare questi cani come macchine per uccidere. Un problema attuale a dire di PETA, evidenziato dalle frequenti lotte clandestine organizzate.
Ricevuta la missiva, pare che Pincus si sia mosso a compassione, in quanto amante di tutti i cani. Come sottolineato anche dalla stessa Reiman, il nome Zynga deriva da Zinga, il fedele compagno a quattro zampe dello stesso founder e CEO. PETA ha quindi ringraziato, spedendo a Pincus una scatola di cioccolatini vegani.
Via: PI
Importanti novità per Twitter la piattaforma sociale di micro-blogging più utilizzata al mondo. Ad illustrarcele è direttamente Isaac “Biz” Stone, co-fondatore di Twitter, che via e-mail ci illustra le novità. Questo il messaggio di Biz:
Salve,Il mese scorso ho cominciato ad inviare nuovamente queste email di aggiornamento su Twitter. Se sei stato con noi per un po’ di tempo, probabilmente ricorderai queste mie email. Se invece ti sei iscritto a Twitter più recentemente, ti do il mio benvenuto! Ogni mese succedono molte cose qui a Twitter e desideriamo tenerti aggiornato su tutte le novità. Come sempre, ti invitiamo a visitare http://twitter.com — per scoprire cosa c’è di nuovo.
Una nuova home page
Ci siamo resi conto con il passare degli anni di come Twitter possa essere considerato un lavoro in corso. All’inizio l’idea di inviare tweet ha affascinato solo alcuni ma in seguito ha conquistato tutti in modo incredibile. Ora Twitter è diventato un ricchissimo network di informazione in continua espansione. Il nostro team di designer ha modificato la nostra home page affinché la stessa rifletta questa nostra metamorfosi e continuerà a migliorarla affinché rispecchi la nostra natura.La lotta contro lo spam
Il nostro Responsabile Scientifico Abdur ha recentemente pubblicato uno scritto intitolato “State of Twitter Spam (Lo stato attuale dello spam su Twitter)”. In questo scritto, Abdur spiega quale sia la natura del termine spam ed evidenzia come lo spam sia inevitabile quando una piattaforma di comunicazione diventa popolare. E’ nostra intenzione combattere lo spam in modo decisivo. Meno del 1% dei tweet inviati quotidianamente su Twitter è spam e ce la stiamo mettendo tutta per ridurre ulteriormente questa percentuale.Geolocalizzazione, geolocalizzazione, geolocalizzazione
Abbiamo aggiunto una nuova funzione al sito web di Twitter che ti consente di agganciare ai tuoi tweet la tua geolocalizzazione. Questa funzione potrebbe non interessare tutti e per questo è necessario attivarla dalla pagina delle Impostazioni. Puoi scegliere se condividere la tua geolocalizzazione precisa o se avere una geolocalizzazione più generica, come la tua città o il tuo quartiere. Questa nuova funzione è molto intrigante.A presto,
Biz Stone (@Biz)
Co-fondatore Twitter, Inc.
Se provate a cliccare su un risultato di ricerca relativo ad un forum di discussione presente sulle SERP di Google e poi ritornate sulla pagina dei risultati noterete una novità.
Google ha infatti introdotto una nuova funzionalità che entra in azione solo se l’utente ritorna sulla pagina dei risultati dopo aver premuto il pulsante indietro del proprio browser e solamente se il risultato cliccato corrisponde ad una discussione su un forum. Nell’immagine a lato potete vedere un esempio di come è la SERP prima e dopo essere tornati indietro con il browser.
Come potete notare è comparso il link “Recupera altri risultati di discussioni” che permette di accedere ad una nuova pagina di risultati focalizzata sulle discussioni presenti nei vari forum online.
Lo stesso risultato si può ottenere anche selezionando “Discussioni” dalle opzioni di ricerca di Google, ma la nuova funzione risulterà sicuramente molto più utilizzata, soprattutto dagli utenti meno esperti.
Via: motoricerca.net
Buon compleanno YouTube. Per il sito di video sharing è infatti già passato un lustro da quando, nel 2005, fu caricato il primo filmato. Il video, datato 23 aprile, mostra uno dei fondatori del sito di fronte alla gabbia degli elefanti nello zoo di San Diego.
Da quella data YouTube ha fatto molta strada e nel 2006 è stato acquisito da Google per 1,65 miliardi di dollari. Il 9 ottobre 2009 YouTube ha annunciato di aver superato il traguardo del miliardo di video visti ogni giorno nel mondo. Auguri!
Auguri! Il dominio .tel compie un anno di vita. Per chi non lo sapesse il .tel è un dominio di primo livello fornito dalla TElname Limited.
Questo dominio inizialmente era concepito per società che operano nell’ambito della telefonia, coprendo lo stesso settore di mercato del dominio .mobi.
In seguito però la sua destinazione d’uso è cambiata e ora verrà utilizzato per le pagine di contatti personali associate a una persona fisica o giuridica, del tipo www.robertofioretti.tel. Queste pagine conterranno le informazioni relative ai vari recapiti individuali che consentono di contattare il titolare della pagina: numeri di telefono, indirizzi e-mail, pagine web personali, blog personali, profili personali nell’ambito dei social network, ecc…
Ecco alcuni numeri dopo un anno di vita del .tel:
Svolta commerciale per Twitter, i cui vertici hanno annunciato al pubblico le loro intenzioni di ottenere ricavi inserendo la pubblicità sul loro social network.
Sul blog di Twitter è comparso un lungo post che spiega le ragioni dei “cinguettii commerciali”. Secondo quanto scritto nel blog, il piano commerciale prevede l’inserimento, nel flusso dei tweet, di “cinguettii” sponsorizzati denominati “Promoted Tweets”.
Resta solo da vedere come questi ultimi si integreranno con la board e con i contenuti degli utenti. Staremo a vedere…
Inserito nel portfolio web il sito internet dello Studio tecnico professionale Dott. Ing. Occhi (coordinamentosicurezza.it).
Per i dettagli tecnici vai alla sezione portfolio web.
Un team di professionisti qualificati sul territorio impegnati nella consulenza in materia di sicurezza del lavoro a contatto con diverse realtà produttive e commerciali, operanti nei vari settori lavorativi di competenza e a tutti i livelli, dal lavoratore autonomo all’impresa più strutturata.
La garanzia di un rapporto fiduciario e riservato è il fondamento del nostro quotidiano operare. Collaborazione, disponibilità, flessibilità, sono solo alcune delle peculiari caratteristiche dello studio tecnico “Coordinamento della Sicurezza”.
Back in the days! Un tuffo nel passato per YouTube che con la nuova veste grafica ritorna alle origini. Il motivo del re-design era quello di dare sempre più importanza e quindi mettere in primo piano la materia prima del portale: i video.
Grafica più leggera, compatta e pulita rendono all’utente la consultazione dei video più facile ed intuitiva. Tutte le informazioni sui filmati sono disponibili in un unica parte dello shermo (non più spezzettate) in modo da non distogliere l’attenzione sulla riproduzione.
Con l’ausilio dell’immagine a lato, vediamo nel dettaglio come è cambiato il layout:
Per coloro che si trovassero spaesati, YouTube ha inserito sulle sue pagine un breve tutorial step-by-step da seguire per orientarsi con il nuovo layout.
E’ presente anche un video (non poteva mancare!) che illustra in maniera molto efficace e veloce i cambiamenti; clicca qui per visualizzarlo.
Burle e scherzi invadono il mondo della comunicazione. Come da tradizione, il pesce d’aprile del nuovo millenio viaggia tra tv, web e carta stampata. In tutto il mondo, le notizie più ridicole e assurde si conquistano un posto di rilievo sui mass media, beffando giornalisti, lettori e telespettatori.
Su YouTube i filmati fatti di lettere
Dopo l’HD, la piattaforma di video sharing più cliccata del web lancia il formato TEXTp. La notizia apre la pagina di YouTube: “Oggi vi presentiamo un nuovo modo di navigare YouTube con il formato testuale o TEXTp” si legge. Le immagini dei video vengono convertite in sequenze di lettere e numeri che per un giorno ridisegnano anche il logo del sito. Un modo, spiegano gli amministratori di YouTube, “per risparmiare sulla banda e promuovere l’alfabetizzazione”.
La Bbc: “Shakespeare era francese”
Sulla tv britannica un “esperto” lancia la bomba: il padre della letteratura inglese sarebbe, in realtà, francese. Lo studioso ha affermato ai microfoni della televisione pubblica che Mary Shakespeare, da nubile Arden, madre del poeta e drammaturgo, era in realtà Mary “Ardennes”, dal nome dell’omonima foresta nel nord della Francia. “I deputati dell’Assemblea nazionale francese – ha spiegato – hanno avviato un’inchiesta e l’ex ministro degli Affari culturali francese Jack Lang avrebbe detto di ‘rallegrarsi nell’apprendere che Shakespeare è francese’”.
Beckham pronto per la nazionale australiana
Il pesce d’aprile sportivo per eccellenza arriva dall’emittente australiana Abc che ha mandato in onda una parodia di un’intervista di David Beckham nella quale l’ex capitano della squadra inglese diceva di essere pronto a raggiungere la nazionale australiana, i Socceroos, per aiutare l’allenatore a vincere la Coppa del Mondo in Sudafrica.
Via TgCOM
The end. Ma stavolta non è la scritta che ci avvisa della fine del film. Questa volta riguarda la fine del colosso che i DVD ce li noleggiava: Blockbuster.
La catena americana, che vanta più di 6500 negozi in tutto il mondo, naviga in cattive acque ed è costretta a dichiarare bancarotta.
Blockbuster che all’inizio della sua avventura aveva colpito le major cinematografiche allontanando dalle sale molti spettatori con l’offerta a noleggio dei film si trova a sua volta colpita (e forse affondata) da internet e dalle nuove tecnologie di diffusione digitale.
L’offerta via cavo e via IP permettono all’utilizzatore di noleggiare il film stando comodamente a casa propria. I titoli sono sempre fruibili sia nel tempo che come numero a disposizione degli utenti. Non ci sono tessere o buoni da consegnare e non c’è più il problema di dover riportare il film in negozio una volta visto; le nuove tecnologie e la comodità hanno dunque il sopravvento.
Ma siamo sicuri che la crisi di Blockbuster dipenda totalmente da internet? Era inevitabile una situazione del genere? Forse il colosso dal logo giallo e blu doveva prevedere questa situazione ed adattarsi di conseguenza. Forse la colpa è di chi non ha saputo vedere oltre non sapendo adattarsi ad internet ed alle nuove tecnologie… the end.
Basta. Tutto ha un limite! Anche Google l’ha capito e si sta accingendo a lasciare le sue attività ed investimenti in Cina.
BigG ha infatti annunciato la chiusura delle sue sedi cinesi e sta già provvedendo a reindirizzare tutto il traffico proveniente dal Google cinese google.cn sul dominio di Hong Kong google.com.hk dove la SERP restituita dalla ricerca non è “pre-filtrata”.
E’ questo l’inizio della fase di abbandono che Google da come risposta al governo cinese reo di non voler allentare le maglie della censura sul web.
L’uscita dal mercato cinese per Google sappresenta una perdita che i suoi analisti hanno stimato intorno ai 600 milioni di dollari.
Sex.com è il dominio più costoso e forse redditizio di internet. Si sa tutto ciò che gravita intorno al sesso ha sempre un grande riscontro, soprattutto sul web. La crisi economica e qualche debito hanno però costretto Escom, proprietario del dominio dal 2006, a metterlo in vendita tramite asta. L’evento si terrà il 18 marzo 2010 presso lo studio legale Windels Marx Lane & Mittendorf di New York e la base d’asta sarà di 1 milione di dollari. E’ la fine di quello che molti hanno definito il più prezioso tra i beni virtuali dell’intero pianeta. Infatti ai tempi d’oro, di solo advertising, sex.com incassava 15.000 dollari al giorno ed aveva punte di 5 milioni di visite al giorno.
Si avvicina per Twitter la soglia del “tweet” numero dieci miliardi, a nemmeno un anno di distanza dal miliardesimo micro-messaggio pubblicato attraverso il sito di micro-blogging. A fare il contro alla rovescia, che dovrebbe concludersi in meno di una giornata, è GigaTweet, che tiene on-line la conta dei messaggi inviati.
Soltanto quattro mesi fa il sito raggiungeva il totale di 5 miliardi di tweet con un messaggio che recitava semplicemente “Oh lord”. A fine febbraio la stessa azienda aveva annunciato la soglia dei 50 milioni di ‘cinguettii’ al giorno, per un totale di circa un miliardo e 500 mila al mese.
Twitter è stato fondato a marzo 2006 da Jack Dorsey, Biz Stone ed Evan Williams, ed è stato lanciato al pubblico nel mese di luglio dello stesso anno. Il sito di micro-blogging consente ai suoi iscritti di pubblicare brevi messaggi di testo di 140 caratteri.
Via: Techblog
Finalmente c’è una data. 13 marzo! E’ un inizio ma web developer e web designer di tutto il mondo segnatela perchè è l’inizio della fine di un incubo. Un incubo fatto di controlli cross-browser, adattamenti e pezze varie che si rendevano necessari sui browser datati. Google dal suo sito di supporto informa gli utenti che a partire dal 13 marzo chi utilizzerà un browser inferiore ad IE7, Firefox 3.0 o Chrome 4.0 non sarà in grado di utilizzare le nuove funzionalità di YouTube. Questi utenti potranno continuare a visionare i video ma avranno delle limitazioni sulle funzionalità.
Surfing the Web on an old browser can be a lot like running a steam engine along the tracks of a bullet train–it may still work, but it doesn’t take advantage of the speed and security of the new technology. Again, users will be able to watch YouTube videos in the older browsers, however, some features that we launch in the weeks and months ahead may not be supported in these browsers.
Dunque Google con YouTube da una forte spallata ai browser più datati e tutti i professionisti del web ringraziano!
Il più grande e sofisticato attacco hacker mai registrato sino ad oggi ha mandato in tilt, violandoli, oltre 75mila tra computer e server di circa 2.500 aziende in 196 Paesi. Lo rivela il Washington Post, precisando che l’attacco telematico è stato scoperto da una ditta della Virginia il mese scorso, la Netwitness, ed è iniziato alla fine del 2008. Nel mirino email, dati aziendali, carte di credito, e molto altro.
Violate anche le credenziali di accesso dei dipendenti delle aziende della sanità e della tecnologia. Tra i Paesi più colpiti da una rete di hacker est-europei figurano gli Usa, il Messico, l’Arabia Saudita, l’Egitto e la Turchia.
L’intrusione è stata scoperta il 26 gennaio scorso da Alex Cox, un ingegnere di NetWitness, l’azienda che si occupa di sicurezza telematica e fornisce i propri servizi ad agenzie governative e a numerose aziende. L’esperto ha individuato il cosiddetto Kneber bot, un sistema organizzato con almeno 20 server e computer gestito da un gruppo di hacker localizzati nell’Est Europa, che avevano creato un centro di controllo in Germania.
Secondo gli esperti, gli intrusi sono riusciti a far scaricare, ad ignari dipendenti di molte aziende, dei software da siti controllati dagli stessi hacker, anche inviando mail infette che hanno aperto loro le porte dei sistemi informatici di migliaia di aziende. Per l’intrusione è stato utilizzato uno tra gli spyware più insidiosi, denominato ZeuS.
Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, l’attacco avrebbe colpito anche dieci agenzie governative statunitensi. In almeno un caso, ha scoperto NetWitness, gli hacker sono riusciti ad entrare in possesso dei dati di accesso email di un soldato. Un portavoce del Pentagono, sentito dal quotidiano Usa, ha detto che i militari non riportano specifiche minacce o intrusioni. Tra le aziende colpite, i giganti farmaceutici Merck & Co. e Cardinal Health Inc., che hanno confermato l’attacco, ed altri colossi come la Paramount Pictures – che ha rifiutato di commentare l’episodio.
Via: TgCOM
Come provare ad attaccare i social network più utilizzati come Facebook e Twitter? Semplice. Attaccarli partendo dal servizio di posta elettronica più utilizzato al mondo: GMail. E’ così che Google si lancia nel mercato dei social network con Google Buzz su GMail. Questo strumento perfettamente integrabile con GMail consentirà di condividere foto, video, link e testi (proprio come in Facebook) con i nostri amici.
Ecco alcune caratteristiche:
* nessuna configurazione è necessaria infatti è possibile seguire automaticamente gli aggiornamenti delle persone con cui generalmente si hanno più contatti tramite email o chat;
* con Google Buzz è possibile condividere pubblicamente o privatamente ciò che si pensa con tutto il mondo o solo con gli amici;
* integrazione con l’email. I commenti vengono inviati direttamente nella posta in arrivo, così è facile mantenere viva la conversazione;
* facile condivisione delle foto;
* è possibile connettere i siti che già si utilizzano importando i contenuti da Twitter, Picasa, Flickr e Google Reader;
* aggiornamenti in tempo reale con i post e i commenti visualizzati automaticamente senza che sia necessario aggiornare la pagina;
* Buzz consiglia solo i post che ritiene interessanti per te.
Google Analytics Annotations permette agli utenti di Google Analytics di lasciare delle note sul grafico temporale delle statistiche. Facendo leva sul concetto di avere dati sempre più attendibili, Google Analytics Annotations, con le sue semplici note consente di risparmiare tempo durante la fase di analisi e di individuare le attività che hanno fatto segnare picchi o cali improvvisi di visite (avvio di nuove campagne web, problemi al server, ecc…).